Maggioranza: i liberisti del PdL contro Tremonti

fini-tremonti

di Andrea Angelini

Nel centrodestra dopo qualche tempo è ripreso il tiro al bersaglio contro Giulio Tremonti. Il ministro non gode in verità di una grande popolarità nella maggioranza, in particolare tra gli ex esponenti di AN. Basta ricordare che il 3 luglio 2004 Tremonti venne fatto dimettere da responsabile dell’Economia su pressione di Gianfranco Fini che volle assumere su di sé la supervisione delle decisioni in materia, dopo averlo accusato di conti truccati nella Legge Finanziaria per un importo di due miliardi di euro fra manovra annunciata e riduzioni realmente ottenute. In realtà si trattò di uno scontro sulla destinazione finale dei soldi pubblici che molti in AN avrebbero voluto indirizzare verso le proprie clientele.
Lo scontro tra AN e Tremonti è tornato oggi di attualità. Vuoi perché il ministro è considerato il politico del PdL più vicino alla Lega, vuoi perché per il dopo Berlusconi è visto come il più serio concorrente di Gianfranco Fini. I due personaggi non possono che essere agli antipodi. Tremonti conosce infatti molto bene i meccanismi dell’economia e i reali rapporti di forza sullo scenario internazionale ma per il suo compito antipatico di aggiustare i conti e tagliare le spese non può contare su una grande popolarità. Fini al contrario, pur non avendo grandi competenze specifiche, può contare su una indubbia forza mediatica.
L’ultima occasione di scontro tra i due è recente ed è stata offerta da un “papello”, per dirla alla Riina, che ha incominciato a circolare nei Palazzi romani. Un documento, di autore ufficialmente sconosciuto, nel quale si attacca senza mezzi termini le misure di politica economica, in particolare quelle fiscali, del tributarista di Sondrio imprestato alla politica, sminuendone gli effetti positivi che dovrebbero avere sull’economia nazionale. Se in un primo tempo i sospetti sull’autore del documento si erano abbattuti su Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo, un altro politico ed economista è finito con maggior forza nella lista dei candidati, e cioè Mario Baldassarri di AN. Tremonti sospetta che in questa fase gli attacchi che gli vengono rivolti non siano determinati da una lotta nella maggioranza per una diversa allocazione delle risorse a questo o quel ministero e quindi indirettamente alle clientele di questa o quella componente del PdL. Il ministro pensa invece di stare scontando tutte le bordate che nel passato recente ha tirato contro le banche, contro la Banca d’Italia e contro la categoria degli economisti da lui invitati a tacere per qualche anno visto che non erano stati capaci di prevedere la tempesta finanziaria che si stava per abbattere sui mercati finanziari e di riflesso sull’economia reale. A muovere gli autori o l’autore del “papello” ci sarebbe quindi una sorta gioco di sponda per ottenere il gradimento, qualcuno spera anche favori, da parte di Via Nazionale e del sistema bancario nel suo complesso. Due soggetti in Italia quasi intoccabili ma che Tremonti non aveva esitato a mettere sotto accusa. La Banca d’Italia per non avere esercitato il dovuto monitoraggio sui mercati e segnalare che il sistema bancario internazionale si era indebitato in maniera indecente per sostenere le proprie speculazioni. E che quindi Draghi non si poteva ergere a primo della classe. Le banche invece perché, per rientrare dei propri debiti causati da investimenti sbagliati e da speculazioni varie, continuano a praticare una stretta creditizia che penalizza le famiglie e le piccole e medie imprese e che non tocca la grande industria come la Fiat. Due iniziative giudicate imperdonabili da settori della maggioranza che vogliono mantenere rapporti idilliaci con questi due “poteri forti”, i veri padroni del Paese, e rafforzarli nell’ottica del dopo Berlusconi. Un altro elemento ha contribuito poi ad alimentare gli attacchi a Tremonti. Ed è quello della sua presa di posizione in difesa del posto fisso come elemento di stabilità e di coesione sociale. Una iniziativa imperdonabile per i neo-liberisti ex statalisti del centrodestra che come tutti i neoconvertiti sono più realisti del re e smaniano per il Libero Mercato, per l’assenza dello Stato e per un mercato del lavoro all’insegna della flessibilità, del precariato e dei premi di produzione. In altre parole del cottimo.

Fonte: Rinascita.info

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Una Risposta to “Maggioranza: i liberisti del PdL contro Tremonti”

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    Saluti.

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