Gianfranco Fini…

fini

di Ugo Gaudenzi

No, no, no. Gianfranco Fini è un uomo di destra e la destra se lo deve tenere, tutto quanto, così come lo ha riconosciuto, inventato e costruito.
Il Giornale – il portaparola della famiglia Berlusconi – ha scritto che vedrebbe bene il presidente della Camera come nuovo leader del Pd. L’uomo dal quale il grillo-parlante Giordano tenta oggi di prendere le distanze è nato, è vissuto e ha pascolato nello stesso recinto da loro frequentato. E’ nato liberale di destra, ha avuto la sua toccante prima eiaculazione assistendo alle gesta dei “Berretti Verdi”, si è iscritto al Msi di Almirante (che non a caso si definiva Destra Nazionale), ha fatto la sua carriera come qualsiasi professionista di partito della Repubblica nata dalla Resistenza, assumendo via via le tesi e le pose più consone al suo essere borghese e moderato. Strettamente filo-atlantico, sempre pro-israeliano, liberista in economia, anti-socialista (e anti-socializzatore) per il lavoro, e con una testa che, quanto a contenuto, faceva e continua a fare il paio con quella di un Rutelli o di un Bondi qualunque.
Per il Giornale, Fini è ora un avversario e cerca di ridicolizzarlo quale “successore di Veltroni alla guida del Pd”… Perché – sottintendono – “è inaffidabile” e ha tradito chi lo aveva “sdoganato”.
Guardate, signori liberal-liberisti, che il Cavaliere non ha sdoganato nessuno. Tanto per essere chiari: non ci sembra che sia stato sdoganato il “fascismo”. Anzi, è accaduto il contrario: prima del 1993 erano rappresentate, nel Parlamento italiano, varie aree di pensiero, anche quella detta “neofascista” (era fuori dall’allora arco costituzionale, ma comunque esisteva…). Dopo, nella proclamata “seconda repubblica”, ha preso il sopravvento il “pensiero unico”. E Fini era assurto ad una posizione di potere perché era allora – e rimane oggi – un emblematico esempio di quell’inutilità politica, di quel modo di “seguire” le onde del consenso che è intrinsecamente il tratto distintivo di tutto il sistema dei partiti che continua ad essere egemone in un’Italia-colonia, a destra come in quella che ancora, qualcuno (voi…), si ostina a chiamare la “sinistra”.
Che, poi, di destra, occidentalisti e contrari alla giustizia sociale ed alla libertà dei popoli, siano diventati ormai tutti, da D’Alema e Diliberto, i bombardieri di Belgrado, o Bertinotti e Cicchitto, i neo-sionisti, o lo stesso Veltroni, il kennediano di ritorno, mica è una novità.
Insomma, Fini non si è riciclato, era già così.
Così. Proprio come voi.

Fonte: Rinascita

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