Diventerà stato canaglia?

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di Alessandro Farigu

L’operazione Piombo Fuso nella striscia di Gaza prosegue e a colpire non è tanto l’aggravarsi del numero dei morti civili sotto i bombardamenti, ma il silenzio del mondo occidentale che li accompagna. Salvo dichiarazioni di facciata e un appello al cessate il fuoco, il genocidio continua. Tutto in aperta violazione a qualunque legge di diritto internazionale. Le Nazioni Unite, uniche a pronunciarsi condannando l’offensiva, stanno dimostrando al mondo intero il proprio scarso peso politico, venendo oltretutto additate come anti israeliane e, ben peggio, antisemite. Sono diverse decine le risoluzioni Onu che in questi anni hanno evidenziato la sistematica violazione dello spazio aereo e dei territori palestinesi, diverse le richieste al rispetto dei confini, tutte sistematicamente ignorate. Recentissimo è il rapporto della la Commissione per i diritti umani. Presieduta dal professor Falk (un israelita americano) ha indagato su tutte le violazioni delle più basilari norme del diritto internazionale da parte di Israele verso gli abitanti della Striscia. L’esito non lascia spazio a dubbi. La commissione ha ritenuto Israele colpevole di crimini contro l’umanità e ha invitato il consiglio di sicurezza a valutare un’eventuale processo per i leader politici e militari israeliani come criminali di guerra per la violazione delle più elementari norme di diritto internazionale, tra cui l’utilizzo di armi al fosforo bianco (come documenta il Times), espressamente vietate dalla convenzione di Ginevra.. La risposta da parte del portavoce israeliano non si è fatta attendere. In sintesi, con questo rapporto e le continue risoluzioni l’Onu, per il governo di Tel Aviv dimostrerebbe la sua totale avversione contro Israele e il suo (immancabile…) antisemitismo.

Con l’inizio dell’invasione di Gaza la situazione è ulteriormente peggiorata. Se non bastassero le centinaia di vittime civili e la grave emergenza umanitaria seguita all’operazione “Piombo Fuso”, ad aggravare il bollettino contribuiscono anche una serie di attacchi a strutture e mezzi sotto il controllo Onu. Tutti gli organi di stampa del mondo hanno riportato la notizia del bombardamento di una scuola nel campo per i rifugiati gestito dalle nazioni unite. L’esercito israeliano si giustifica affermando che da quella scuola Hamas sparava, tuttavia l’Onu ha assicurato che questo era impossibile, l’edificio ospitava soltanto rifugiati, ed essendo una scuola, quasi esclusivamente bambini. All’appello del giorno dopo sono mancati molti studenti. Nella giornata di venerdì la seconda disgrazia. Un tank israeliano ha aperto il fuoco su un camion con insegne Onu che trasportava rifornimenti ed aiuti umanitari, uccidendo l’autista e ferendo decine di persone vicine. Il tutto è stato subito definito come tragico errore. Freschissima di stampa è l’ultima agghiacciante disgrazia. L’Onu ha rivelato che l’esercito israeliano ha ucciso un gruppo di 30 civili che facevano parte di un gruppo di 110 rifugiati che avevano riunito in un edificio di Gaza. L’ufficio Onu per il coordinamento umanitario (Ocha) ha affermato che “Secondo diverse testimonianze, il 4 gennaio, dei soldati hanno evacuato e raggruppato circa 110 palestinesi (di cui la metà bambini) in una sola casa a Zeitun ordinando loro di restare al suo interno. 24 ore più tardi, le forze israeliane hanno bombardato a più riprese quella casa, uccidendo circa trenta persone”.

Sabato è inoltre arrivata la risoluzione dell’Onu che intima il cessate il fuoco a Gaza. Il Consiglio di sicurezza, con la sola astensione degli Usa, ha approvato il documento che prevede l’immediato cessate il fuoco da parte di entrambe le fazioni ed il ritiro di tutte le forze terrestri da Gaza. Viene inoltre richiesto l’invio immediato di aiuti umanitari e la cessazione del blocco che ne impedisce l’ingresso. La risposta è stata inequivocabile: “Israele ha agito, sta agendo e agirà soltanto in armonia con le sue valutazioni, con le esigenze di sicurezza dei suoi cittadini e con il suo diritto all’auto-difesa”, ha tagliato corto la Livni in un comunicato. L’offensiva pertanto proseguirà sino a quando queste valutazioni, queste esigenze di sicurezza, saranno ritenute soddisfatte.

Secondo la Livni le leggi di Mosè, le “sue valutazioni” vengono prima di qualunque fonte di diritto internazionale nonché della convenzione di Ginevra.

A questo punto è lecito chiedersi se è possibile che una nazione possa tacciare di antisemitismo chiunque vada contro i propri interessi, se è possibile che un’accusa simile possa essere rivolta anche all’Onu. Se solo questi organi e queste norme fossero dotati di un’effettiva autorità internazionale, in un mondo normale sarebbe lecito aspettarsi delle sanzioni contro Israele e l’immediato intervento di una forza di pace a Gaza. Difficile crederlo, anche perché la Livni è stata chiarissima. Israele metterà sempre e prima di tutto i propri interessi. Anche prima degli obblighi internazionali. Nel frattempo il genocidio, l’olocausto, l’infanticidio prosegue.

Fonte: NoReporter

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Una Risposta to “Diventerà stato canaglia?”

  1. L’articolo di Alessandro Farigu è di una grande limpidezza e pacatezza d’animo di cui purtroppo non sono capace: lo riconosco nel mio blog, alla pagina:
    http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/06/onu-richard-goldstone-e-lessere-ebrei.html
    che sto finendo di scrivere.

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