Soggettivo, signor ministro?

di Gabriele Adinolfi

“Farei torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Rsi, soggettivamente dal loro punto di vista combatterono credendo nella difesa della Patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli angloamericani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia”. Così il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è intervenuto nel corso delle celebrazioni per il 65° anniversario dell’8 settembre. “Dopo quella data – ha ricordato il ministro – si aprirono i giorni della tragica stagione che vide il territorio nazionale diviso in due: con italiani schierati su fronti opposti”. La Russa ha quindi concluso ricordando “con grande gratitudine” gli uomini caduti in difesa della capitale e per garantire l’indipendenza della nazione” (agi).

Queste parole hanno scatenato un putiferio con tanto di richieste di dimissioni del ministro, il che ci dà un’idea tangibile del livello di demenza raggiunto da certi sacerdoti dell’ideologia corretta, fortunatamente sempre più scollati dal sentimento del Paese.

In quanto a noi vogliamo dire: “soggettivamente”, signor ministro? Combattere il nemico invasore e non passare al suo servizio offrendogli mogli, figlie e sorelle in cambio di qualche sigaretta e di un po’ di cioccolata può essere considerato “soggettivo” in quanto si è verificata una scelta personale, quella di essere uomini. Ma combattere il nemico anziché passare dalla sua parte non dipende da un punto di vista. Non fu per un punto di vista che i Romani combatterono i Cartaginesi, che i Francesi e i Tedeschi si combatterono a Verdun senza passare da una parte all’altra perché la guerra non è un mercato di vacche né un campionato di calcio tra professionisti che cambiano schieramento a seconda dell’offerta; si difende la propria terra dal nemico che la invade e la si combatte continuando il conflitto nel quale amici, parenti, sconosciuti, commilitoni, si sono sacrificati. Si combatte contro chi bombarda le nostre case, i nostri porti, i nostri ospedali e non si passa dalla sua parte. Ciò non è soggettivo: è oggettivo, doveroso e indiscutibile.

C’è poi chi premette il proprio interesse a quello comune e può così anche combattere contro la sua Patria; c’è anche chi, come i comunisti, preferisce un interesse di parte internazionalista a quello nazionale. In questi casi si può parlare di scelta “soggettiva”, compiuta “da un punto di vista”. Ma che una classe politica scadente e meschina, sconfitta da decenni, vissuta all’estero in larghezze economiche sulle spalle della Nazione e dello Stato, abbia voluto rifarsi il trucco falsificando spudoratamente la realtà, chiamando notte il giorno e bianco il nero, non può continuare a indurci in inganno. Comprendo che quegli esemplari personaggi (gli stessi che non per caso furono poi il modello del terrorismo) abbiano avuto bisogno di mistificare perché non si dicesse con chiarezza che erano stati reintrodotti con tutti gli onori per aver corteggiato servilmente chi saccheggiava l’Italia, le infliggeva la dittatura mafiosa, le toglieva ogni avvenire morale e politico. Ma che esista ancora oggi un Paese nel quale si possa sostenere che chi ne ha difeso la terra (e di questo ebbe sempre il riconoscimento da parte degli stessi invasori) abbia compiuto una scelta “soggettiva”, e in qualche modo, si sottintende, erronea, dà la misura di quanto esso sia debole, malato, fragile e destinato a servire. Fino a quando non si sarà liberato dei suoi sacerdoti ideologici gettandoli nella pattumiera.

Fonte: NoReporter

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