Disturbo da stress pre-traumatico: Un’analisi della psicosi collettiva israeliana

di Gilad Atzmon, 17 settembre 2006

Tradotto da Miguel Martinez

“Difficile da credere, ma appena sessant’anni dopo l’Olocausto, il popolo ebraico corre di nuovo il rischio di venire distrutto – almeno nel proprio Stato, dove si concentra il 40 percento degli ebrei del mondo. Le prove della gravità del pericolo si trovano non solo nelle esplicite minacce da parte del presidente dell’Iran, minacce sostenute da un programma di riarmo che dovrebbe fornire i mezzi per metterle in atto.
Si trovano anche in recenti articoli nella stampa europea dove si parla della possibilità della scomparsa d’Israele come di ‘un’ipotesi ragionevole’. Ulteriori prove del livello della minaccia si trovano nel fatto che Israele non è soltanto l’unico paese al mondo a essere minacciato di distruzione; è anche l’unico Stato il cui diritto di esistere è oggetto di sondaggi internazionali, ai quali molti rispondono negativamente. Si tratta di un onore che non è mai stato concesso nemmeno all’Iran, alla Corea del Nord o al Sudafrica ai tempi dell’apartheid”.
(vedi: http://www.haaretz.com/hasen/spages/757767.html Yair Sheleg, Haaretz )

Mentre molti potrebbero trovare incoraggiante o divertente il fatto che nemmeno un israeliano di destra riesca a vedere la luce in fondo al tunnel sionista, è piuttosto sconcertante leggere come gli israeliani stiano pensando seriamente alla loro prossima Shoah. Voglio sostenere qui che è proprio questa forma micidiale di meditazione che trasforma Israele, gli israeliani, i sionisti globali e i neocon nei peggiori nemici della pace mondiale.

Infatti, un numero crescente di persone desidera vedere la fine di Israele, lo ‘Stato per soli ebrei’. Ma nessuno esprime alcun progetto di stragi o di sterminio contro l’ebraismo mondiale, e nemmeno contro il suo Stato ebraico. Nessuno nel mondo politico o in quello dei media invita a compiere atti omicidi contro gli ebrei o contro il loro Stato ebraico.

Perciò, la radicata tendenza giudeo-centrica di interpretare praticamente qualsiasi critica politica o ideologica legittima come minaccia di un futuro giudeocidio dovrebbe essere considerata una forma grave di paranoia che si avvicina alla psicosi collettiva, un fenomeno che io chiamo Disturbo da stress pre-traumatico (Pre-Traumatic Stress Disorder o Pre-TSD).

In una condizione di disturbo da stress pre-traumatico, lo stress è l’esito di un evento fantasmatico, un episodio immaginario collocato nel futuro; un evento che non ha mai avuto luogo. Diversamente dal PTSD (Disturbo da stress post-traumatico, Post Traumatic Stress Disorder), dove lo stress insorge come reazione diretta a un evento che si è, o potrebbe essersi, svolto nel passato, nella condizione di Pre-TSD, lo stress è chiaramente l’esito di un evento immaginario potenziale.

Nel Pre-TSD, un’illusione si impossessa preventivamente della realtà, e la condizione cui si attribuisce la fantasia di terrore si trasforma in concreta realtà. Se si porta alla sua logica conclusione, persino un programma di guerra totale contro il resto del mondo diventa una reazione da non escludere.

A questo punto, ci si può chiedere se il Pre-TSD non sia semplicemente un altro nome per la paranoia. Ritengo però che la differenza tra i due fenomeni sia piuttosto evidente. Nel caso della paranoia, proviamo compassione per la persona che ne soffre. Quando ci troviamo alle prese con un caso di Pre-TSD, succede invece che proviamo compassione per noi stessi. Diversamente dalla paranoia, dove a subire i propri sintomi è proprio chi ne è affetto, nel caso del Pre-TSD, la persona colpita in realtà celebra i propri sintomi, riservando agli altri il ruolo di semplici spettatori. Nel caso della paranoia, possiamo constatare chiaramente che la persona colpita vive in un mondo illusorio ed è prigioniera di un universo fantasmatico. Nel caso del Pre-TSD, il nostro ‘presunto sano’, ‘non si sente molto sicuro’, anch’egli finisce per perdere il senso della realtà. Spesso succede che anche noi finiamo per prestare fede alla persona colpita da Pre-TSD quando afferma di essere effettivamente la vittima di un ‘futuro delitto fantasmatico’. In qualche modo, diventiamo noi stessi partecipi della fantasmagoria. Tuttavia, finché restiamo osservatori silenziosi, il malato si rivolgerà a noi. Nel momento in cui alziamo la voce, nel momento in cui azzardiamo che il futuro crimine non è ancora avvenuto e che forse non avverrà mai, subito, per lui, diventiamo anche noi parte del crimine stesso.

La proiezione e il Pre-TSD

“Abbiamo lanciato oltre un milione di bombe a grappolo sul Libano. […] Ciò che abbiamo fatto è stato demenziale e mostruoso, abbiamo ricoperto intere cittadine di bombe a grappolo”.
( http://www.haaretz.com/hasen/spages/761781.html, l’ufficiale responsabile di un’unità dell’esercito israeliano addetta ai razzi, in Libano)

Diciamocela una volta per tutte. Nessuno invita a buttare gli israeliani a mare, o a farli fuori con le bombe atomiche. E quindi è lecito chiederci se la predisposizione israeliana ad accusare i musulmani e gli arabi di albergare simili tendenze assassine non si debba intendere nei termini di una proiezione. Chi ha fatto piovere sul Libano “oltre un milione di bombe a grappolo” sta proiettando la propria furia omicida sulle proprie vittime, e persino sulle proprie future vittime.

Sheleg, ad esempio, attribuisce le proprie maligne tendenze al mondo islamico, e all’Iran in particolare. Sheleg, un convinto sionista che invoca misure violente praticamente contro chiunque non sia ebreo, è condannato a proiettare la propria furia omicida quando parla di arabi e musulmani.

Sheleg chiaramente non è il solo: l’American Jewish Committee (AJC) fa esattamente la stessa cosa. Nel corso di una recente campagna di pubbliche relazioni, ha messo in guardia l’Europa a proposito dei missili iraniani a lungo raggio. Chiaramente, secondo il loro fantasmatico universo giudeo-centrico, una guerra globale contro l’Islam è nell’ ‘interesse dell’Occidente giudeo-cristiano’.

Tuttavia gli europei tendono a ridere quando si trovano alle prese con l’ideologia tanto aggressiva da essere imbarazzante dell’AJC. Gli europei ovviamente non sono affatto spaventati dall’Iran. Al contrario dei membri del Comitato Ebraico Americano che promuovono la violenza, gli europei hanno fantasie di pace: a quanto pare, gli europei ne hanno avute abbastanza di guerre ( l’AJC evidentemente non ancora…). Gli europei poi si rendono conto che finché non arrecheranno danni all’Iran, la capacità missilistica di quel paese è del tutto irrilevante per la loro sicurezza. In altre parole, gli europei non riescono a vedere nell’Iran un’entità omicida, perché – al contrario dell’AJC – gli europei stessi non sono omicidi. Non essendo omicidi, non riescono a vedere gli altri come omicidi. Agli europei manca il necessario zelo aggressivo, di cui sono saturi invece quelli dell’AJC. E’ proprio qui che nasce un divario crescente tra l’universo fantasmatico e sanguinario dei sionisti, e il resto dell’umanità.

Ma chi lo vuole un arsenale nucleare (e poi non bastano i razzi katiuscia?)

Il sentimento generale in Israele, espresso con tanta eloquenza da Sheleg e riproposto nello scenario catastrofico dell’AJC, rivela una forma grave e collettiva di Disturbo da stress pre-traumatico. Gli israeliani e le loro lobby parlano pubblicamente della loro previsione di una futura Shoah nucleare. Questa modalità patologica è piuttosto bizzarra, se pensiamo che i coraggiosi guerriglieri di Hezbollah sono riusciti a sconfiggere il potente esercito israeliano usando semplicemente armi leggere. E sono anche riusciti a sconfiggere la società israeliana col semplice ricorso ai razzi katiuscia a corto raggio. Infatti, il nemico d’Israele non ha affatto bisogno di ‘colpire Israele con armi nucleari’. Tutto quello che devono fare è mandare un messaggio agli ebrei del mondo: Israele è tutt’altro che un rifugio. Così facendo, obbligano gli israeliani a rendersi conto di aver fallito la prova dell’ ‘ama il prossimo tuo’. Ecco il vero significato della resistenza araba. É un messaggio metafisico e non una chiamata al giudeocidio.

Ma per qualche loro motivo, gli israeliani non riescono a leggere i segni. Anziché guardarsi allo specchio e scoprire le proprie evidenti mancanze, le quali hanno portato pian piano a uno stato di grave bancarotta morale, gli israeliani preferiscono sottomettersi totalmente alla fantasmagoria, molto materialistica, del Giudeocidio Nucleare. Invece di pensare in termini etici, gli israeliani soccombono allo squallido discorso materialista interamente incentrato sulla ‘distruzione dell’ego’ (corsivi del traduttore). Gli israeliani si sono arresi a una Shoah immaginaria e fantasmatica, in cui si vedono sterminati quotidianamente con le armi nucleari. É preoccupante notare che gli israeliani non sono i soli – per quanto riguarda la fissazione su questo genere di terrori illusori, Blair e Bush sono affetti dalla stessa malattia mentale.

Ripetutamente Sheleg, l’AJC e Bush hanno attribuito intenzioni omicide al presidente dell’Iran, ma è veramente così? Il presidente dell’Iran ha forse mai parlato della distruzione del popolo ebraico, o di chiunque altro?

Consideriamo il fatto più noto. Il presidente Ahmadinejad ha certamente affermato che Israele dovrebbe essere ‘cancellato dalla carta geografica’. Ma il presidente non ha mai detto che gli ebrei in quanto popolo dovevano essere eliminati. Si riferiva chiaramente a Israele, lo stato razzista ‘per soli ebrei’. Si tratta di una critica legittima che è giustificabile quanto lo era la critica al Sudafrica ai tempi dell’apartheid. Ma Ahmadinejad non si ferma qui. Sviluppa ulteriormente la questione. Astutamente, e non senza ragione, pone una sfida all’Occidente:

“Se voi (l’Occidente) avete bruciato gli ebrei, perché non date un pezzo dell’Europa, degli Stati Uniti, del Canada o dell’Alaska a Israele? […] La nostra domanda è la seguente: se voi avete commesso questo immenso delitto, perché deve pagare la nazione innocente della Palestina?”

Si tratta di una domanda molto pertinente, e tuttavia non esiste il minimo indizio che l’uomo che la pone abbia qualche piano per eliminare gli ebrei o il loro Stato. Casomai, Ahmadinejad sta facendo del suo meglio per trovare una nuova casa per gli ebrei. E’ evidente che il sogno sionista di un insediamento degli ebrei nella Terra Santa si è trasformato in un grave disastro. Ed è Ahmadinejad che suggerisce che forse i viandanti potrebbero dover rimettersi in marcia.
Posso suggerire che un’occhiata alla coda interminabile di cittadini israeliani che cercano di rientrare in possesso della loro nazionalità polacca o dell’Unione Europea indica che un numero crescente di israeliani ha già fatta propria l’idea che viaggiare per il mondo* costituisce probabilmente la prossima fase della loro esistenza ebraica.

* L’autore dell’articolo, ebreo antisionista, per esprimere i concetti di ‘viandante, viaggiare o viaggio’ ricorre ai termini di origine yiddish di Schlepp, schlepping, ecc. In yiddish shlepn ha diversi significati, tra i quali è interessante notare la parola transfer. Nella sua storia, il sionismo ha utilizzato questo termine con due significati leggermente diversi. Transfer è stato definito il movimento volontario degli ebrei sionisti dal mondo occidentale verso Palestina, cioè la conquista e la colonizzazione della Palestina; sempre con transfer è stato definita (e lo è tutt’ora) l’espulsione forzata dei palestinesi dalla Palestina verso il Medio Oriente e il resto del mondo. Atzmon qui propone il termine con un terzo significato: allontanamento volontario e responsabile degli israeliani dallo Stato di Israele e ritorno all’Europa. Non sarebbe nemmeno necessario; basterebbe che gli israeliani si orientassero verso una soluzione alla sudafricana post-apartheid: uno Stato democratico per ebrei e palestinesi, come in Sud Africa appunto dove il regime di apartheid è stato sostituito in modo relativamente pacifico da uno stato ugualitario dove neri e bianchi hanno gli stessi diritti (nota del traduttore).

Il vero Asse del male

Quando si legge l’editoriale di Sheleg in Haaretz, viene da chiedersi, “ma chi è esattamente che pensa alla liquidazione dello Stato Ebraico?” É chiaro, ovviamente, che l’Iran ha in programma di entrare a far parte del club dei paesi che sfruttano l’energia nucleare. Ma anche se l’Iran intendesse sviluppare un arsenale di micidiali armi nucleari, non sarebbe certamente il primo a farlo in quella regione. Seguirebbe, semplicemente, le orme dello Stato Ebraico, uno Stato che ha mostrato senza ombra di dubbio che uccidere civili innocenti è, di fatto, il suo divertimento preferito. Perciò, ci si deve rendere conto che la paura israeliana, e siocentrica [centrata sul sionismo, ndt], di un’aggressione iraniana è nient’altro che una proiezione. Siccome Israele, quotidianamente, è impegnato nell’uccisione di civili innocenti, gli israeliani e i sionisti sono condannati a interpretare il comportamento di altri come propensione all’omicidio.

Si tratta di una cosa molto triste ma tutt’altro che eccezionale. La paranoia statunitense durante la guerra fredda non era diversa da quella israeliana. Siccome gli Stati Uniti erano stati il primo paese, e finora l’unico, a usare la bomba atomica contro altri popoli, toccò proprio agli americani lasciarsi coinvolgere in un Pre-TSD da guerra fredda. Semplicemente, proiettarono le proprie pulsioni omicide collettive sui sovietici. Va da sé che, al contrario degli statunitensi, i ‘comunisti’ non hanno mai lanciato una bomba atomica addosso a nessuno, né sembra abbiano mai pensato di farlo. Per qualche motivo, sembra che più si è crudeli, più si diventa preda del terrore. Inoltre, quanto più saranno crudeli le politiche concrete che una nazione mette in opera, tanto più essa diventerà preda della paranoia della paura. Questa semplice formula potrebbe aiutare a far luce sul legame crescente tra Stati Uniti e Israele. Col mettere in pratica alcune subdole politiche espansioniste, i due paesi stanno affondando in un tenebroso pensiero di morte che confina con la paranoia collettiva. Tale paranoia collettiva è il sostegno dell’egemonia dell’unico e solo asse del male che c’è in giro: il sionismo globale e i neocon.

Intervallo comico

Ecco un tipico Telegramma Ebraico: “comincia a preoccuparti, seguono dettagli”.

Questa barzelletta è in realtà più vecchia d’Israele, probabilmente è vecchia quanto il telegrafo stesso. Fa riferimento a una realtà devastante, in cui la dialettica della paura domina sia l’esistenza sia la mentalità ebraiche. Evidentemente, la paura è stata sfruttata politicamente dai dirigenti etnici ebraici sin dai primi giorni dell’emancipazione. É possibile che, nel processo di secolarizzazione e di emancipazione ebraica avviato dall’illuminismo e dalla rivoluzione francese, la paura della realtà fantasmatica abbia sostituito la paura di un Dio malvagio e onnipotente, un Dio che uccide senza pietà né misericordia, il Dio di Sodoma e Gomorra. Se le cose stanno veramente così, la ‘paura’ andrebbe riconosciuta come il moderno Dio ebraico, e il Pre-TSD come la moderna religione degli ebrei. La giudaizzazione di Blair e di Bush,da parte sua, dovrebbe essere considerata come l’affermarsi della ‘Politica della paura’. Tale pratica politica sembra aver incontrato ampio successo negli Stati Uniti, mentre sembra abbia fallito totalmente nel Regno Unito.

Comunque il Pre-TSD non è affatto un’invenzione israeliana. Gli opinion leader ebraici e coloro che hanno condotto campagne etniche (i sionisti, ndt) hanno dimostrato di essere degli specialisti nel tener viva l’ansia ebraica, molto prima che nascesse Israele. I primi sionisti erano bravissimi a terrorizzare i propri fratelli. Herzl si lasciò ispirare scioccamente dal caso Dreyfus (come indica Lenni Brenner, Herzl non capì il senso di quell’avvenimento e ancor meno le sue implicazioni. In realtà, la riabilitazione di Dreyfus dimostra che gli ebrei francesi vinsero la battaglia contro l’antisemitismo e la xenofobia). Altri sionisti della prima ora presero le mosse da alcune sommosse anti-ebraiche e dai pogrom nell’Europa orientale. In generale, possiamo spiegare il sionismo come la spinta a formulare un progetto politico generale basandosi su paure che ci si auto-impone. Ecco probabilmente perché il sionismo deve mantenere il terrore per sostenere il proprio potere. E’ chiaro che Bush e i neocon adoperano esattamente la stessa tattica.

Intervento divino

Mi permetto di dire a questo punto che è piuttosto probabile che alcuni leader mondiali provino un senso di allarme per il progetto atomico iraniano, non perché temono un’aggressione iraniana, ma piuttosto perché sono ormai tutti consapevoli della psicosi collettiva israeliana. Anche se non conoscono il Pre-TSD, i dirigenti politici occidentali si rendono comunque conto che Israele non esiterebbe a iniziare una guerra nucleare, come non ha esitato a ricoprire i villaggi e le città del Libano con oltre un milione di bombe a grappolo. Un paese che, per due miserabili prigionieri di guerra, giunge a distruggere il proprio vicino di casa e trasformare un terzo dei suoi cittadini in senza tetto è capace praticamente di tutto.

Io non sono uno psichiatra. Non sono nemmeno uno psicanalista nell’esercizio della professione. Non so se esiste un divano da analista abbastanza grande da accomodare tutto il popolo israeliano, gravemente ammalato di Pre-TSD. Dubito perfino che gli israeliani gradirebbero i consigli di uno strizzacervelli. Tutto quello che faccio è solo proporre la diagnosi di un disturbo piuttosto grave. Mentre molti sono convinti che il comportamento d’Israele sia il frutto di bancarotta morale, io insisto nel dire che l’identità israeliana sta diventando un caso patologico di psicosi. La bancarotta morale, per me, è soltanto il sintomo di un disturbo mentale molto preoccupante.

Nello stato psicotico in cui si trovano, gli israeliani, invece di preoccuparsi, godono dei sintomi della malattia; da noi si aspettano un po’ di attenzione. Fondamentalmente, hanno bisogno della nostra approvazione. Quando hanno raso al suolo i quartieri meridionali di Beirut, il loro portavoce insistette per convincerci che stavano in realtà combattendo una guerra santa a favore dell’Occidente. Vogliono davvero farci credere di aver fatto tutto solo per conto nostro e in nome nostro. É probabile che, con l’eccezione di due casi di Pre-TSD democraticamente eletti (Bush & Blair), che hanno approvato le atrocità israeliane, il resto dell’umanità, osservando e scoprendo il massacro a Beirut, abbia provato un disgusto chiaro e crescente per lo Stato ebraico e per tutta l’avventura sionista.

Per chi ancora non riesce a rendersene conto, abbiamo a che fare, qui, con il grave caso di follia di uno Stato che si avvicina alla fase culminante della propria condizione di psicosi collettiva. Per coloro che tendono a dimenticarlo, ricordiamo che questa entità nazionale mentalmente disturbata possiede un vasto arsenale nucleare ed anche ha la pancia piena di micidiali intenzioni aggressive. La cosa ci riempie di orrore, ed è bene che sia così. Possiamo vedere come gli israeliani tiranneggiano tutto il Medio Oriente. Siamo circondati dal loro edonismo spietato e dal loro auto-convincimento di essere nel giusto. Ci rimane poco da fare, se non pregare per un intervento divino.

NOTA REDAZIONALE:
É interessante andare a rileggere un vecchio articoletto del 2003 contenente alcune affermazioni di Martin Van Creveld sul possibile uso del nucleare israeliano. Van Creveld non è un isolato né un esaltato. É professore di Storia Militare presso l’Università ebraica di Gerusalemme, partecipa ai più importanti convegni di Storia Militare e di Strategia Militare organizzati dagli istituti di studi strategici dell’Occidente (compreso il nostro Istituto Affari Internazionali [IAI] ) e dai Think Tank neoconservatori americani e europei. É stato intervistato da importanti quotidiani occidentali e i suoi studi sono tenuti in alta considerazione presso i centri di ricerca militare, strategica e geopolitica. Van Creveld è sostenitore del ricatto atomico israeliano verso l’Occidente. Esso ha due diversi aspetti:
Da una parte, serve a spingere tutto l’intero Occidente ad agire al posto di Israele contro i suoi nemici in Medio Oriente; ciò è esattamente quanto sta succedendo in relazione alle pressioni contro l’Iran. Questo genere di ricatto può essere sintetizzato così: O l’Occidente ferma l’Iran prima che esso diventi una potenza nucleare con cui Israele sarà costretto a trattare e quindi vedrà inevitabilmente ridurre il suo dominio sul Medio Oriente oppure lo Stato ebraico scatenerà una guerra nucleare con tutte le conseguenze prevedibili per le popolazioni mediorientali e per l’economia mondiale.
Dall’altra, il ricatto si esplicita come diretta minaccia all’Europa, perché essa non adotta verso Israele lo stesso atteggiamento di totale identità di vedute che da tempo ha adottato l’America. Questo secondo aspetto del ricatto può essere sintetizzato nel modo seguente: O l’Europa, che è responsabile dello sterminio nazista, impedisce che Israele sia distrutto (considerazione implicita: con un nuovo olocausto) oppure un attimo prima della sua distruzione Israele si vendicherà con uno sterminio nucleare dei sempre colpevoli e imbelli europei.
Lasceremo che Israele ci trascini nella suo follia suicido-omicida?

IAP News, 2 giugno 2003

Uno scienziato israeliano: “Potremmo distruggere tutte le capitali europee”

di Nadim Ladki

Uno scienziato e storico militare israeliano ha insinuato che Israele potrebbe vendicarsi dell’Olocausto distruggendo milioni di tedeschi e altri europei.
Parlando durante un’intervista pubblicata venerdì scorso a Gerusalemme, il professor Martin Van Creveld ha affermato che Israele possiede la capacità di colpire con armi nucleari la maggior parte delle capitali europee.

“Possediamo diverse centinaia di testate nucleari e missili e siamo in grado di lanciarli su obiettivi in tutte le direzioni, anche su Roma. La maggior parte delle capitali europee sono possibili obiettivi della nostra aviazione”.

Creveld, professore di storia militare alla Hebrew University a Gerusalemme, ha sottolineato che “la deportazione collettiva” è l’unica strategia sensata nei riguardi del popolo palestinese.

“I palestinesi dovrebbero tutti essere deportati. Coloro che lottano per questo obiettivo (il governo israeliano) stanno solo aspettando l’uomo e il momento giusti. Due anni fa, soltanto il 7 o l’8 per cento degli israeliani erano dell’opinione che questa sarebbe la migliore soluzione, due mesi fa la percentuale era salita al 33 per cento, ed ora, secondo un sondaggio Gallup, la percentuale è del 44 per cento”.

Creveld ha affermato di essere sicuro che il primo ministro israeliano Ariel Sharon vuole la deportazione dei palestinesi.

“Penso che è del tutto possibile che egli voglia una cosa simile. Vuole aggravare il conflitto. Egli sa che nessuna altra cosa che faremo potrà avere successo”.

Alla domanda se era preoccupato che Israele potesse diventare uno stato canaglia se portasse a termine una deportazione genocida dei palestinesi, Creveld ha citato l’ex ministro della difesa Moshe Dayan che affermò: “Israele deve comportarsi come un cane arrabiato, troppo pericoloso se lo si infastidisce”.
Creveld ha sostenuto che Israele non si preoccuperebbe più di tanto se lo si considerasse uno stato canaglia.

“Le nostre forze militari non sono al tredicesimo posto nel mondo, ma piuttosto al secondo o al terzo. Abbiamo la capacità di distruggere il mondo insieme a noi. E vi posso assicurare che lo faremo se Israele dovesse andar sotto”.

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