Un altro compleanno

di Gabriele Adinolfi

Erich Priebke compie novantacinque anni; è nato il 29 luglio 1913 a Hennigsdorf. E’ agli arresti domiciliari dopo essere stato estradato dall’Argentina, condannato manu militari (con un blitz di attivisti e del ministro di giustizia Flick che calpestava la decisione sovrana della Corte e ne impediva la decretata liberazione). Contrariamente alla vulgata Priebke non è stato condannato per la fucilazione delle Fosse Ardeatine. Tale atto, col termine di rappresaglia, rientra nel codice internazionale di guerra e prevede l’esecuzione di dieci ostaggi per ogni vittima di un attentato compiuto da forze non in divisa. La condanna, che era stata inizialmente comminata solo al superiore diretto, Kappler, era derivata dal fatto che i fucilati furono 335 fronte a 33 soldati assassinati con terrorismo dinamitardo in via Rasella dalla cellula comunista di Capponi e Bentivegna. Attentato che i comunisti compirono non solo perché causò l’eccidio di soldati tedeschi disrmati della sussistenza ma portò alla rappresaglia che decapitò buona parte della dirigenza partigiana non legata al Pci, ai “popolari” (Dc) e al partito d’azione. Il caso Priebke è quello di un abominio giuridico. Processato una prima volta non fu ritenuto colpevole del numero eccessivo di cinque fucilati (unica accusa mossa) essendo la verifica del numero un compito che spettava a Kappler. La difesa non entrò in merito argomentando che a via Rasella oltre ai 33 soldati tedeschi vennero assassinati tre civili italiani, tra cui un bambino, e che in linea teorica la rappresaglia poteva forse essere considerata legittima fino a 360 uomini. Fu molti decenni dopo che, presi dalla foga del castigamatti global, e utilizzando in modo molto disinvolto la non prescrizione del “crimine contro l’umanità” certi signori reclamaorono Priebke dall’Argentina e lo processarono nuovamente infrangendo ogni elementare diritto alla difesa. Priebke venne assolto dal delitto più grave ma mantenuto in prigione con la forza, riprocessato una terza volta e infine sacrificato sull’altare del giustizialismo spettacolo. Così è l’Italia: non è in grado di recuperare e neppur di proteggere i suoi cittadini sequestrati in giro per il mondo e privati dei diritti alla difesa e alla salute, come Carlo Parlanti o Angelo Falcone, non ha la forza e il nerbo per richiedere giustizia per le vittime del Cermis ma è prontissima a ruggire e infierire su un vecchio soldato che ha perso la guerra e che nessuno difende. Forse è la prima volta, o comunque una delle prime, che un soldato viene condannato per aver compiuto il suo dovere solo perché quel dovere non piace a chi ha vinto poi. O meglio, non piace a chi scodinzola in eterno, visto che chi vinse perlomeno, a suo tempo, il processo a Priebke lo celebrò seguendo un normale metro giuridico. Nessuno difende quest’uomo indi si può usare su di lui qualunque prepotenza. Ma quest’uomo non batte ciglio, subisce i soprusi con una tale dignità da impartirci una cocente lezione.

Fonte: NoReporter

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: