Uranio impoverito. Parte nona

di Lorenzo Pellegrini

17/02/2008

Ecco alcuni passaggi salienti riportati dalle “Conclusioni” della commissione.
“Non sono emersi elementi che consentano di affermare che le patologie in questione siano da attribuire ad effetti tossicologici o radiologici derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti o alla contaminazione chimica dovuta a questo tipo di munizionamento (all’uranio impoverito NdR).
In proposito, appare di rilievo la circostanza che, a tutt’oggi, non sono state riscontrate, a quanto risulta alla Commissione, tracce di uranio impoverito in campioni istologici di militari italiani impegnati nelle missioni in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo che hanno sviluppato patologie tumorali.”
In riferimento allo studio del territorio presumibilmente interessato alla contaminazione, la Commissione dice: “Una valutazione puntuale dei rischi ambientali presenti sul terreno in cui si sono trovati a operare i militari italiani impegnati nelle missioni in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo è peraltro tutt’altro che agevole, tenuto conto in particolare della lacunosità dei dati epidemiologici disponibili per ciò che attiene allo stato di salute della popolazione residente nelle aree bombardate della Bosnia-Erzegovina e del Kosovo”.
Un aspetto di cui la Commissione decide di tener conto è relativo alle nanoparticelle, in considerazione del lavoro svolto dalla dott.ssa Gatti. “L’inalazione di nanoparticelle, corpuscoli di forma sferica di grandezza inferiore a un micron che sembrano prodursi in presenza di altissime temperature – dell’ordine dei 3.000ºC – e` stata indicata come possibile causa di aumentata incidenza di tumori. Tali temperature risultano in particolare – per cio` che qui interessa – essere generate dall’impatto di proiettili a UI (uranio impoverito) con le superfici colpite (corazzature di carri armati, depositi di munizionamento).
Ciò suggerisce l’ipotesi di un ruolo indiretto dell’UI nel promuovere le patologie oggetto di valutazione, attraverso l’inalazione delle nanoparticelle da esso generate, che sembrano essere suscettibili di dispersione anche a grande distanza dal luogo dell’impatto dei proiettili e per un periodo di tempo allo stato non valutabile.”
Per una panoramica puntuale sulle nanoparticelle, può essere utile visitare il sito internet www.nanodiagnostics.it. Un’ulteriore valutazione, interessante anche per la potenziale gravità del contesto, nonché per la natura delle responsabilità delle nostre Autorità, è quella relativa ai vaccini, con le dichiarazioni davanti alla Commissione del dr. Paolo Vanoli e del professor Massimo Montinari:“La Commissione ha preso in esame, in particolare nello scorcio finale della sua attività, l’ipotesi che all’origine dell’aumentata incidenza delle patologie oggetto dell’inchiesta vi siano:
– talune componenti dei vaccini somministrati ai militari prima dell’impiego nel teatro della missione o durante lo stesso (in particolare, additivi come il thimerosal, peraltro in via di eliminazione, o metalli come l’alluminio);
– le modalità stesse della somministrazione (in ipotesi, difformi dagli schemi vaccinali raccomandati); nel corso delle audizioni è emerso a tale proposito come, specie in presenza di necessità di dislocamento accelerato nei teatri operativi delle unità militari, non sempre le strutture della Sanità militare hanno garantito il rispetto degli schemi vaccinali in questione”.
In altre parole, viene ritenuta significativa l’ipotesi secondo cui a procurare gravi danni ai militari italiani impiegati nelle missioni all’estero, possano essere stati i vaccini, sia per le sostanze di cui erano composti, sia per il modo in cui tali vaccini sarebbero stati somministrati.
La sintesi estrema del lavoro della Commissione Parlamentare d’inchiesta è riportata nel seguente passaggio: “In conclusione, non può non rilevarsi che il pur intenso lavoro condotto non ha consentito di pervenire a conclusioni univoche su alcune delle questioni affrontate:
a) in primo luogo, si è dovuto constatare come la Commissione non abbia ancora potuto disporre di dati certi sul numero dei militari impegnati in missioni internazionali di pace all’estero che hanno sviluppato neoplasie. Rimangono poi aperti gli interrogativi ai quali in precedenza si è accennato circa i danni a lungo termine per la salute dei militari e delle popolazioni residenti che potrebbero derivare dall’esposizione ai particolati fini e ultrafini che si disperdono nell’ambiente in occasione di combustioni ad altissime temperature, temperature che si determinano nell’impatto di proiettili a uranio depleto contro le superfici colpite e nello smaltimento di rilevanti quantitativi di munizioni all’interno dei cosiddetti«fornelli».”
Come abbiamo anticipato, i problemi che la Commissione avrebbe dovuto aiutare a comprendere, vengono riproposti chiedendo ulteriori approfondimenti, proponendo azioni legislative, ulteriori studi e l’istituzione di un’altra commissione d’inchiesta:”… essa (la Commissione NdR) reputa che, nel corso della prossima Legislatura, un eventuale avvio di un’inchiesta parlamentare che avesse ad oggetto le problematiche che sono state al centro dell’attenzione della presente inchiesta potrebbe assicurare un importante contributo all’affermazione di un quadro di ragionevoli certezze, in un contesto che resta al momento, come si e` visto, per vari aspetti ancora controverso. Ciò, in particolare, se l’avvio dell’ipotizzata nuova inchiesta parlamentare fosse accompagnato dal consolidamento della base conoscitiva disponibile, attraverso la realizzazione delle iniziative di monitoraggio e di quelle di ricerca…”
Nella prossima puntata ci occuperemo di alcuni dati emersi dalle audizioni.
Fonte: PMNet.it

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