La sanità è da togliere alle regioni

di Maurizio Blondet

Ottaviano Del Turco è cotto e cucinato a puntino. Con prove schiaccianti. Pre-costituite accuratamente da quello stesso che gli versava le mazzette. Questo personaggio,Vincenzo Angelini, proprietario di cliniche private (nate apposta per lucrare sulla Sanità), un giorno del 2007, esegue le seguenti operazioni:
• chiede al Banco di Roma, di cui è cliente, di ritirare 200 mila euro in contanti;
• conserva l’estratto conto del prelievo;
• con una fotocamera digitale (vantaggi delle nuove tecnologie) fotografa i numeri di serie delle banconote;
• fotografa persino le fascette che legavano le mazzette di soldi;
• parte in auto per la casa di Del Turco con il sacchetto da shopping pieno di banconote.
• dice al suo autista che dovrà ricordare questo viaggio, anzi;
• si fa fotografare dall’autista mentre entra in casa Del Turco e poi mentre ne esce, sempre con il sacchetto, stavolta vuoto delle mazzette e riempito con quattro mele;
• infine, Angelini si autodenuncia.
Lo fa perchè nemmeno le convenzioni di favore che le sue cliniche hanno con la Regione, e le prestazioni gonfiate che addebita, sono riusciti a salvarlo; soprattutto perchè la Regione Abruzzo, i suoi debiti verso di lui, li lascia accumulare e non li onora. Ormai perduto, il faccendiere trascina con sè i Del Turco e i suoi complici. Ai quali ha pagato fra i 6 e i 15 milioni di euro, sempre in contanti a botte di centinaia di migliaia di euro, contando di ricavarne benefici per 80-150 milioni. Per confronto: la Regione Abruzzo, per la sanità, ha un disavanzo di 328 milioni.
Il tutto è estremamente istruttivo. Anzitutto, provate voi a chiedere alla vostra banca di prelevare non 200 mila, ma 20 mila euro in contanti. Sono soldi vostri, ma la banca cerca in tutti i modi di non scucirli. Al minimo, vi fa aspettare una settimana («Non abbiamo quella cifra in cassa»), e naturalmente avverte la Guardia di Finanza.
Voi, comune cittadino, piccolo artigiano, dovete tenere due conti distinti – quello privato e quello aziendale; dovete pagare sempre con assegni, e che siano «non trasferibili», ed adempiere a tutte le altre cervellotiche punitive norme «anti-evasione» escogitate da Visco per farvi la radiografia fiscale. Non potete pagare o ricevere in contanti nemmeno cento euro; se siete salumiere, dovete battere lo scontrino anche per il panino al salame che date al vostro nipotino. Bene, giusto: «Lotta agli evasori!», come strillano i media di sinistra.
Invece, per le tangenti ai politici, tutto cambia. Nessun obbligo contabile, nessuna girata obbligatoria, nessun cervellotico «adempimento» anti-evasione, anti-riciclaggio e anti-nero. La banca vi scuce 200 mila euro in banconote da grosso taglio senza fiatare, abituata alla cosa (è chiaro che sono mazzette, anche perchè i prelievi sono periodici e costanti). Non avvisa le Fiamme Gialle (chissà come farà). Il corrotto non vi dà nessuna ricevuta, ma vi passa convenzioni e contratti gonfiati a spese dei contribuenti.
E niente tasse, niente dichiarazioni, niente spese inutili: d’incanto, tutta la burocrazia e l’esazione che ci schiaccia ed ostacola, si è volatilizzata. Tutto avviene con un’efficienza e una facilità da paese-modello. In nero. Nero assoluto. E tutti prendono, di destra o di sinistra – senza differenze e in piena concordia.
Se Del Turco è di «sinistra», fra gli arrestati c’è l’ex direttore dell’ASL di Chieti, tale Luigi Conga, nominato dal centro-destra. A lui Angelini dice di aver versato in varie riprese 6 milioni di euro, 12 miliardi in vecchie lire, sempre i contanti e nel rapido giro di 18 mesi. Difatti, gli agenti hanno trovato sulla Porsche Cayenne di Conga una valigia con ancora 110 mila euro in contanti. E anche questo è istruttivo.
Perchè risolve un mistero che mi assillava da tempo: chi compra tante Porsche Cayenne, che vedo circolare anche qui a Viterbo, anzi a Viterbo più che a Milano? Sono assurdi gipponi da 490 cavalli, 100 mila euro di costo medio, 5 chilometri con un litro. Chi c’è a bordo? Un notaio? Un famoso chirurgo plastico? Un imprenditore di successo?
Ora lo sappiamo: c’è un pubblico funzionario della ASL. Con valigetta porta-liquidi sul sedile posteriore.
Istruttiva anche l’insaziabilità dei corrotti, le cifre enormi che pretendevano, astronomiche rispetto alle finanze modeste e indebitatissime di una regione piccola come l’Abruzzo. Qui non si tratta più di «tangenti», di scremature rispetto all’attività principale (che sarebbe, a ben ricordare, dare cure e servizi sanitari alla gente); qui l’attività principale della Sanità consiste proprio nelle mazzette, e per i letti d’ospedale e gli ambulatori, solo le briciole.
Anzi, nemmeno le briciole: il disavanzo si lascia crescere, nemmeno i privati corrotti vengono pagati per i servizi che bene o male (male) forniscono, tanto poi lo pagherà lo Stato centrale, ossia i soliti contribuenti. Che se ne fanno di tanti soldi, 30 miliardi in nero, miracolosamente sottratti alle occhiute regole anti-evasione di Visco?
Del Turco me lo ricordo accanto a Craxi; ma passava per la faccia pulita del PSI, tanto che fu miracolato da Tangentopoli e potè dirigere il partito dei ladri, finchè non fu liquidato dagli elettori.
Ora, si dice che Del Turco raccoglieva tutto quel denaro per «un progetto politico». Un progetto politico, finalmente! Ciò di cui l’Italia manca! Ecco uno scopo degno di tanto costo!
Anche Giulio Cesare intascò molte tangenti, ma lo faceva per uno scopo politico grandioso: doveva togliere il potere all’oligarchia senatoria che s’era accaparrata le ricchezze di Roma e aveva falsato la democrazia, e fondare l’impero popolare. Ma qual era lo scopo politico di Del Turco? Doveva essere altrettanto grandioso, visti i soldi che gli servivano.
Invece leggiamo la deposizione di Angelini: «Del Turco aveva bisogno di tanti soldi per mettere in difficoltà Boselli e portare con sè 8 senatori dello SDI nel PD».
Ecco: era la lotta del potere per un partito microscopico, e praticamente estinto. Per comprare otto senatori dello SDI di Boselli e portarli a Veltroni come cacciagione. Fra l’altro, otto senatori otto, lo SDI non ne ha mai avuti. Ne mai ne avrà.
Ci vorrebbe una punizione speciale per politici che hanno scopi politici così piccini e meschini: di fatto, riducibili a ripicche e invidie fra un «segretario» di un partitino molecolare e inutile e un assessore di una regionella rurale.
Da questa faccenda, non possiamo trarre che una conclusione: che i senatori sono in vendita. Poveretti, non ce la fanno con i 300 mila euro che gli pagano milioni di contribuenti che, loro, guadagnano 15 mila euro annui. Perciò sono pronti a passare all’altro campo: gli servono un paio di milioni di euro, la vita è rincarata anche per loro. Non chiedono nemmeno qual è il progetto. Gli basta vedere i contanti nella valigetta. Con le fascette della banca.
La devastazione della sanità, i posti letto mancanti e carissimi, i pazienti morti ammazzati, gli assunti fancazzisti ma tesserati, la mancata assistenza a milioni di anziani poveri, sono il prezzo che ci fanno pagare. Senza il minimo di scrupolo. Altro che «teorema», come ha detto Berlusconi.
Siamo dunque alla «nuova tangentopoli»? Ha ragione Di Pietro? Temo proprio di no. E’ certo che queste cose avvengono non solo in Abruzzo. Che in ogni Regione, la Sanità è la più grossa e regolare fonte di mazzette, di passaggi di pacchi di contanti a 200 mila a botta, per acquistare un posto di primario, per ottenere una «convenzione» per una clinica privata fatta nascere apposta per succhiare. Questo è sicuro.
Se questo avviene in Abruzzo, pensate a cosa avviene in Campania, dove tutti i pubblici funzionari hanno la faccia inconfondibile del pregiudicato camorrista; o in Lazio; o in Emilia, dove dominano le COOP ammanicate alla Regione, o in Lombardia, dove si accaparra tutto la Compagnia delle Opere, da ben 15 anni.
Il fatto è che solo in Abruzzo c’è stato un imprenditore che si è autodenunciato. E che per di più, sapendo come vanno le cose in Italia, si è precostituito le prove a carico dei corrotti, fotografando il denaro, tenendo i documenti contabili del prelievo, facendosi riprendere mentre andava a pagare Del Turco. Ha fatto tutto lui, Angelini, e poi è andato a mettere sul piatto del Gip la sua preda, già cucinata, col rosmarino nel didietro e la mela in bocca.
Tutte le azioni d’inchiesta fatte poi dagli inquirenti sono stati solo «riscontri» dei fatti denunciati. Persino le intercettazioni telefoniche a tappeto sono servite a poco o nulla, e infatti non servono a incastrare i corrotti, ma gli scemi che parlano al telefono delle loro performances sessuali. I magistrati hanno avuto la pappa fatta.
Ora, è chiaro che uno del giro, e che dal giro guadagna, che si auto-denunci, è un caso più che raro: è unico. Ci vorrebbe un Angelini per ogni Regione. Ma ovviamente non c’è. E in ogni regione, le intercettazioni a tappeto – senza un Angelini – non portano mai a nulla di fatto. Nè le indagini ordinate dai procuratori; quanto alle irruzioni delle Fiamme Gialle servono solo a punire artigianelli, benzinai, panettieri.
Non facciamo del moralismo. Una corruzione così totale, non dipende nemmeno più dalla disonestà dei singoli. E’ il sistema stesso che è stato congegnato per il furto totale del denaro pubblico. La Sanità costituisce il 90% del bilancio delle regioni, e offre infinite occasioni discrezionali di gestione. Inoltre, è gestita da consigli d’amministrazione dove loschi affaristi con cliniche si mescolano e inciuciano con deputati trombati, amici degli amici da sistemare.
Ai più giovani, bisogna ricordare che non è sempre stato così. C’è stato un tempo in cui grandi enti pubblici previdenziali – dall’INPS all’INAIL alle mutue sanitarie, per non parlare dell’IRI – erano enti «tecnici», gestiti da competenti del settore. Ci sono voluti decenni per trasformare questi istituti onesti e neutrali in cosche.
La politica non aveva la gestione di questi enti; dava solo le direttive generali. Poi, ha voluto gestirli, ha cambiato le regole, ha inserito sempre più amici suoi nei vertici, nei gradi intermedi, nelle ASL, dappertutto: sindacalisti, ex deputati, parenti e ballerine. I mascalzoni hanno stravolto tutto a loro vantaggio.
Persino i rimedi escogitati, le cosiddette «iniezioni di privato» nel pubblico servizio, sono serviti solo ad aumentare il potere indebito, a scavalcare le norme sui concorsi pubblici e sulle pubbliche aste, a rendere possibili conflitti d’interesse a beneficio della Casta.
Il rimedio è chiaro.
Una riforma che renda il servizio sanitario «nazionale», invece che regionale, per diminuire i centri di malversazione; insomma, ristatalizzarlo, e affidarlo a tecnocrazie competenti, come era una volta, il cui posto e stipendio non dipenda dai politici. Creare paratie stagne fra «la politica» e l’amministrazione che serve alla salute dei cittadini. Istituire ferme incompatibilità fra le cariche «politiche» e quelle gestionali.
Tutto ciò esisteva. La democrazia ereditò dal fascismo queso tipo di amministrazione, dove la ruberia era inattuabile, almeno in queste proporzioni. E per qualche anno – non molti – è durato. Ma è tornare a quella onestà che è utopico.
La riforma necessaria, la devono fare i «politici», ossia i beneficiari del malcostume. Il sistema dovrebbe riformare se stesso. Non s’è mai visto nella storia.

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