L’invasione dell’Iraq: Dollaro versus Euro

di Sohan Sharma, Sue Tracy, & Surinder Kumar
(traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare)

Il petrolio Iracheno viene ridefinito in dollari Statunitensi, invece che in euro

Cosa ha spinto gli USA ad attaccare l’Iraq, un paese sottoposto a sanzioni da 12 anni (1991-2003), che lottava per ottenere acqua pulita e farmaci essenziali? Un fattore poco dibattuto che ha determinato l’invasione è stato il desiderio di preservare l’”imperialismo del dollaro”, quando la sua egemonia ha cominciato ad essere messa in questione dall’euro.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la maggior parte dell’Europa e del Giappone si trovavano in una situazione economica di prostrazione, le loro industrie in completo catafascio e la produzione, in generale, ai minimi livelli. Gli Stati Uniti erano la sola grande potenza che era sfuggita alla distruzione della guerra, le sue industrie prosperavano al più alto stadio di produttività. Per di più, prima e durante la Guerra, dovuta a cambiamenti radicali politici ed economici, veniva trasferita negli USA una importante quantità di oro dalle nazioni Europee. Quindi, dopo la Guerra, gli USA avevano accumulato l’80% delle riserve auree del mondo e il 40% della produzione mondiale. Quando si sono gettate le fondamenta della Banca Mondiale (WB) e del Fondo Internazionale Monetario (IMF) nel 1944-45, il predominio Statunitense era assoluto. Veniva stabilita una moneta fissa di cambio basata sull’oro, il sistema monetario oro-dollaro, in cui il valore del dollaro veniva fissato al cambio di 35$ USA-oro per oncia d’oro.

Dato che l’oro era messo in combinazione con i titoli bancari Statunitensi, la banconota dollaro e l’oro vennero equiparati, e la moneta USA venne considerata come la valuta di riserva internazionale.

Inizialmente, gli USA avevano 30 miliardi di $ in riserve auree. Ma vennero spesi più di 500 miliardi di $ solo per la Guerra del Vietnam, dal 1967-1972. Durante questi anni, gli USA avevano più di 110 basi militari in tutto il mondo, ed ognuna costava loro centinaia di milioni di dollari l’anno.

Queste spese venivano pagate in dollari cartacei e la quantità di moneta dispensata eccedeva di gran lunga la riserva aurea del Tesoro USA. Da allora (1971-72), il Tesoro USA esauriva progressivamente l’oro e si trovava solo con 10 miliardi di $ in oro nelle casse. Il 17 agosto 1971, Nixon sospendeva la conversione dollaro USA in oro. Quindi, il dollaro cominciò a “fluttuare” nel mercato monetario internazionale.

Inoltre, agli inizi degli anni 1970, negli USA la produzione di petrolio si era spinta al massimo e le loro fonti di energia cominciavano ad impoverirsi. La loro stessa produzione di petrolio non riusciva a tenere il passo con l’aumento del consumo domestico. La domanda di petrolio negli USA continuò a crescere, e negli anni 2002-2003 gli Stati Uniti importavano approssimativamente il 60% del petrolio dai paesi OPEC, specialmente dall’Arabia Saudita, i maggiori esportatori. Gli USA tentarono di proteggere la forza e l’egemonia del dollaro, assicurandosi che l’Arabia Saudita stimasse il suo petrolio solo in dollari. Per addivenire a questo, gli USA fecero un accordo, qualcuno afferma segreto, che avrebbero protetto il regime Saudita in cambio della vendita da parte Saudita del petrolio solo in cambio di dollari.

Fra la fine degli anni 1950 e l’inizio degli anni 1960, il mondo Arabo era in fermento dietro ad un Nasser emergente, campione del nazionalismo Arabo, e la monarchia Saudita vedeva allontanarsi la propria stabilità.

In Iraq, corpi di ufficiali rivoluzionari avevano preso il potere con un programma socialista. In Libia, ufficiali dell’esercito seguaci di una ideologia Islamico-socialista presero il potere nel 1969 e chiusero la base aerea USA di Wheelus; nel 1971, la Libia nazionalizzava le compagnie della British Petroleum. Vi erano prospettive per l’unificazione fra diversi stati Arabi, Siria, Egitto e Libia. Fra il 1963 e il 1967, si sviluppava una guerra civile nello Yemen fra i Repubblicani antimonarchici e le forze legate alla Monarchia, lungo quasi tutta la frontiera meridionale dell’Arabia Saudita. Forze Egiziane entrarono nello Yemen in appoggio alle forze repubblicane, mentre i Sauditi sostenevano le forze monarchiche, per difendere la loro stessa monarchia. Alla fine, il governo Saudita, una monarchia medioevale, islamico-fondamentalista, dinastica, assolutista, sopravvisse allo sconvolgimento nazionalista.

L’Arabia Saudita, il più importante produttore di petrolio con le riserve di greggio notoriamente più estese, è il leader dell’OPEC. È il solo elemento del cartello dell’OPEC a non vedersi assegnata una quota di produzione. È il “produttore con licenza d’azione”, cioè può aumentare o diminuire la produzione di greggio, contingentandola o immettendola in eccesso nel mercato mondiale.

Questo le consente di determinarne i prezzi, in più o in meno.

È possibile acquistare petrolio dall’OPEC solo se si hanno dollari.

I Paesi non produttori di petrolio, come la maggior parte dei paesi sottosviluppati e il Giappone, dovevano prima vendere le loro risorse per procurarsi i dollari, per poi acquistare il greggio. Se non potevano disporre di dollari in quantità sufficiente, erano costretti a farseli prestare da WB/IMF, che volevano essere ripagati, con gli interessi, sempre in dollari. Questo ha creato una grande richiesta di dollari fuori dagli Stati Uniti. Per contro, solo gli Stati Uniti potevano stampare carta moneta, e con questa avere in cambio beni. Anche per le loro importazioni di petrolio, gli USA potevano stampare dollari, senza perciò esportare o vendere i loro prodotti. Per esempio, nel 2003 il deficit USA di conto corrente e il debito con l’estero viaggiavano a più di 500 miliardi di dollari $. Posto in termini più semplici, gli USA ricevevano 500 miliardi di $ in beni e servizi da altri paesi fornitori. I beni importati venivano pagati stampando carta moneta, quindi dollari “fiat”, a corso forzoso.

La valuta “fiat” o moneta circolante, (generalmente carta moneta), è un tipo di valuta il cui solo valore poggia sul fatto che un governo emetta un “fiat”, un decreto con cui afferma che quella moneta è un mezzo legale di scambio. Diversamente dalla merce moneta, o moneta rappresentativa, la moneta “fiat” non viene riferita ad alcuna risorsa materiale, come l’oro o l’argento, e quindi non ha alcuna copertura di una riserva speciale. La moneta “fiat” è una promessa di pagamento da usura e non necessariamente possiede un intrinseco valore. Il suo valore risiede nei mezzi finanziari di chi la emette e nelle sue capacità potenziali di credito.

Questi dollari “fiat” vengono investiti o depositati nelle banche USA o nel Tesoro degli Stati Uniti dalla maggior parte dei paesi sottosviluppati, non produttori di petrolio, in modo da proteggere le loro valute e produrre crediti petroliferi. All’oggi sono stranieri coloro che detengono il 48% del mercato delle obbligazioni emesse dal Tesoro USA, il 24% del mercato azionario e il 20% di tutte le corporations USA.

Complessivamente, all’estero detengono 8 bilioni di dollari $ di beni USA. Ciò nonostante, i dollari depositati all’estero rafforzano il dollaro USA e danno agli Stati Uniti un potere enorme di manipolazione sull’economia mondiale, di imporre regole e di predominare nei mercati internazionali.

Perciò, gli USA controllano realmente il mercato mondiale del petrolio, visto che il dollaro è diventato la valuta “fiat” negli scambi internazionali. Oggi, la valuta USA conta per circa due terzi di tutte le riserve ufficiali di cambio. Più di quattro quinti di tutte le transazioni di cambio con l’estero e metà di tutte le esportazioni mondiali sono espresse in dollari.

Il fatto che l’equivalente di miliardi di dollari di petrolio venga valutato in dollari assicura il dominio mondiale del dollaro. Questo consente agli USA di agire come una banca centrale mondiale, che può stampare carta moneta accettabile dappertutto. Il dollaro è diventato una moneta non più sostenuta dall’oro, ma dal petrolio.

Se il petrolio OPEC potesse essere pagato in altre valute, per esempio in euro, allora il predominio economico Statunitense – imperialismo o egemonia del dollaro – sarebbe seriamente sfidato.

Moltissime nazioni importatrici di petrolio comincerebbero ad acquistare euro come loro “riserva”, il valore dell’euro tenderebbe ad aumentare e una quantità sempre più importante di scambi commerciali avrebbe transazioni e valutazioni in euro. In tali circostanze, molto probabilmente il valore del dollaro subirebbe un deprezzamento, e qualcuno parla del 20-40 %.

Nel novembre 2000, l’Iraq ha cominciato a farsi pagare il greggio in euro. Il calcolo all’ONU su “oil for food – petrolio in cambio di cibo” in favore dell’Iraq veniva allora effettuato in euro, ed inoltre l’Iraq convertiva in euro il suo fondo riserva presso l’ONU dell’ammontare pari a 10 miliardi di dollari.

Anche diversi altri paesi produttori di petrolio avevano convenuto di vendere petrolio in conto euro, Iran, Libia, Venezuela, Russia, Indonesia, e la Malaysia (presto altri si sarebbero aggregati a questo gruppo).

Nel luglio 2003, la Cina annunciava che avrebbe convertito parte delle sue riserve, allora in dollari, nella “valuta di riserva” emergente nel mondo, l’euro.

Però, l’1 gennaio 1999, quando 11 Paesi Europei hanno dato vita ad una unione monetaria attorno a questa valuta, la Gran Bretagna, uno dei grandi produttori Europei di petrolio, era assente.

A metà dell’anno 2000, l’economia USA iniziò lentamente a decadere e i mercati azionari Occidentali cominciarono a distribuire dividendi più bassi. Investitori dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo perdevano più di 800 milioni di dollari $ nel crollo azionario. Quando gli investitori vendettero titoli Statunitensi e reinvestirono in Europa, cosa che sembrava essere il miglior scudo protettivo da una recessione, l’euro ha cominciato a guadagnare terreno sul dollaro.

Dopo l’11 settembre 2001, molti finanzieri Islamici hanno dato inizio al rientro nelle banche Arabe dei loro investimenti in dollari, per un ammontare di miliardi di dollari, quando si sono preoccupati per il possibile sequestro dei loro titoli azionari in conseguenza del “Patriot Act” Statunitense. Infatti, temevano che i loro conti potessero essere congelati perché sospettati essere fondi per i terroristi Islamici.

Fonti Iraniane hanno dichiarato che i loro colleghi del sistema bancario avevano la netta sensazione che l’amministrazione di Washington si dimostrasse particolarmente irritata per tutto ciò, e quindi palesava aggressività nella sua guerra di parole e di minacce di interventi militari. Questo incoraggiava Teheran ad abbandonare il dollaro come forma di pagamento per le vendite di petrolio e di rivolgersi all’euro. Quindi, l’Iran convertiva in euro la maggior parte del suo fondo di riserve monetarie. (L’Iran è l’ultimo obiettivo in ordine di tempo degli USA, che stanno interferendo in quell’area mettendo in movimento le forze di opposizione, e creando segretamente minacce.)

I Paesi membri dell’OPEC e dell’area-euro hanno stretti legami commerciali, con più del 45% del totale delle merci importate dai Paesi membri dell’OPEC che arriva dai Paesi dell’area-euro, mentre i membri dell’OPEC sono i maggior fornitori di petrolio e di derivati dal greggio per l’Europa.

L’Unione Europea EU ha una percentuale nel commercio mondiale più alta degli USA e, mentre gli USA hanno un enorme deficit di bilancio, l’EU ha una posizione di equilibrio nella bilancia dei pagamenti con l’estero.

L’EU ha previsto di allargarsi ad altri dieci membri, nel maggio 2004. Perciò avrà una popolazione di 45 milioni di individui; avrà una popolazione che consuma e acquista petrolio del 33% più grande di quella degli USA, e più della metà del greggio OPEC verrà venduto all’EU, come è avvenuto a metà del 2004.

In ordine di ridurre i rischi monetari, gli Europei faranno pressione sull’OPEC perché il petrolio sia commercializzato in euro. Paesi come l’Algeria, Iran, Iraq, e la Russia, che esportano petrolio e gas naturale verso i paesi dell’Europa, e da questi importano beni e servizi, avranno tutto l’interesse a ridurre i loro rischi valutari e per questo imporranno il prezzo del greggio e del gas in euro.

In conclusione, si sta sviluppando un momento di politiche di prezzi condotte sull’uso duplice dell’euro e del dollaro.

L’aggressione non provocata “shock and awe (colpisci e terrorizza)” contro l’Iraq serviva a conseguire diversi obiettivi economici:

  1. Salvaguardare l’economia USA con la ridefinizione del petrolio Iracheno in dollari USA, invece che in euro, per cercare di costringere il commercio mondiale del petrolio a tornare al dollaro, in modo da consentire agli USA di rimanere, militarmente ed economicamente, la potenza dominante nel mondo.
  2. Inviare un chiaro messaggio agli altri paesi produttori di petrolio di cosa poteva capitare loro, se abbandonavano la matrice dollaro
  3. Collocare la seconda riserva mondiale di petrolio sotto il diretto controllo degli Stati Uniti
  4. Creare uno stato fantoccio, dove gli USA potevano mantenere una forza potente per dominare il Medio Oriente e il suo petrolio.
  5. Costringere l’Unione Europea e il suo euro ad un duro arretramento, dato che l’euro è la valuta forte e l’unico strumento economico in grado di attaccare il predominio USA sul mondo, attraverso il mercato
  6. Liberare forze armate (alla fine), in modo da dare inizio alle operazioni contro quei Paesi che stanno sforzandosi di sganciare se stessi dall’imperialismo del dollaro USA, come il Venezuela, dove gli Stati Uniti hanno appoggiato il tentativo di rovesciare un governo democratico tramite una giunta militare più affidabile e amica per gli interessi e i traffici petroliferi USA.

Inoltre, gli USA vogliono creare un nuovo cartello petrolifero in Medio Oriente e in Africa, a scalzare l’OPEC.

A questo scopo, gli USA hanno fatto pressioni sulla Nigeria perché si sganci dall’OPEC e dalle sue quote ben definite in senso restrittivo di produzione di greggio, facendole balenare la prospettiva di generosi aiuti Statunitensi. Infatti gli USA cercano di sostenere un “Allineamento USA-Nigeria”, che dovrebbe consentire alla Nigeria di diventare l’esportatore principale di petrolio verso gli Stati Uniti.

Un’altra mossa degli USA è quella di incentivare la produzione di greggio in altri Paesi Africani, Algeria, Libia, Egitto, e Angola, dai quali gli Stati Uniti importano notevoli quantità di petrolio, in modo da rendere più tenue, se non addirittura spezzarlo, il controllo dell’OPEC sulle loro produzioni.

Per di più, gli USA stanno premendo sui Paesi produttori non-OPEC di inondare di petrolio il mercato e di conservarne il valore nominale in dollari, in un tentativo di indebolire il controllo dell’OPEC sui mercati del greggio e sfidare la dirigenza di qualsiasi nazione che sta mutando la denominazione del petrolio dal dollaro a euro.

Per smantellare l’OPEC e il suo controllo sulle forniture mondiali di petrolio, è quindi vantaggioso controllare il Medio Oriente e i Paesi produttori di petrolio dell’Asia Centrale, che vengono attraversati da oleodotti.

Il primo attacco, seguito dall’occupazione, è avvenuto contro

l’Afghanistan, nell’ottobre del 2001, regione essa stessa a produzione di gas, ma principalmente un’area attraverso la quale il petrolio e il gas dell’Asia Centrale e del Mar Caspio verranno trasportati (gas-, e oleodotti) verso il Pakistan e l’India, Paesi che hanno fame di energia. Ne consegue che l’Afghanistan costituiva una alternativa agli oleodotti Russi precedentemente esistenti. Contemporaneamente, gli USA hanno acquisito basi militari, 19 di queste in Paesi dell’Asia Centrale come l’Uzbekistan, Tajikistan, Kyrgyzstan, e Turkmenistan nel Bacino del Caspio, tutti potenzialmente produttori di petrolio.

Dopo l’invasione e l’occupazione dell’Afghanistan e dell’Iraq, gli Stati Uniti hanno iniziato a controllare le risorse naturali di queste due regioni e, da quel momento, il petrolio Iracheno è ricominciato ad essere commercializzato in dollari $.

Il programma ONU per la produzione di “oil for food – petrolio in cambio di cibo” è stato smantellato e gli USA hanno varato il loro Fondo per la Assistenza all’Iraq in dollari $.

Nel dicembre 2003, gli USA (il Pentagono) annunciavano che per le compagnie petrolifere e di altra natura, Francesi, Tedesche e Russe era chiusa la porta per ottenere commesse per la ricostruzione in Iraq.

Cosa significherebbe uno spostamento verso la preferenza per l’euro per i Paesi sottosviluppati, molti dei quali o non sono produttori di petrolio o non ne producono in quantità sufficiente per il loro consumo e sviluppo? Questi Paesi devono importare petrolio!

Uno dei vantaggi che può loro derivare è che possono più facilmente accumulare euro che dollari, visto che molti dei loro scambi commerciali avvengono con i Paesi europei. D’altro canto, uno slittamento verso l’euro li porrà davanti allo stesso dilemma che per il dollaro. Loro dovranno pagare il petrolio in euro: o avranno abbastanza euro depositati-investiti in buoni del Tesoro Europei, o dovranno ricorrere a prestiti di euro, se non ne dispongono a sufficienza per il loro fabbisogno petrolifero. Se, come è stato previsto, il dollaro e l’euro staranno dentro una banda di oscillazione di prezzo, ( questo significa che i prezzi oscilleranno dentro un intervallo concordato), quei Paesi non si troveranno in condizione di contrattare a loro vantaggio.

Petrolio per euro potrebbe avere maggior impulso vantaggioso per i Paesi sottosviluppati se, in cambio delle importazioni di petrolio, potessero avere la possibilità di sviluppare qualche forma di accordo di scambio delle loro risorse con il greggio dell’OPEC.

Il Venezuela (Chavez) sta offrendo un modello di successo operativo per questa questione. Seguendo l’indirizzo del Venezuela, diversi Paesi sottosviluppati hanno cominciato a scambiare le loro risorse, finora sottovalutate, con questo paese, direttamente l’uno con l’altro in scambi telematici, informatizzati, e, agendo secondo accordi di mercato, le risorse di questi Paesi vengono ora negoziate in cambio di petrolio Venezuelano.
Il Presidente Chavez si è impegnato in 13 di tali accordi di scambio con il suo petrolio; ad esempio, con Cuba ha sottoscritto l’accordo in cambio di medici e paramedici Cubani per costituire cliniche dentro ai quartieri disagiati delle città e nelle aree rurali.

Tali accordi favoriscono i Paesi del sottosviluppo, preservano le loro valute in posizione di difficoltà, attenuando il loro indebitamento verso i banchieri internazionali, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, in modo che il denaro risparmiato possa essere utilizzato per il loro sviluppo interno.

Sohan Sharma è professore emerito presso L’università dello Stato di California, a Sacramento.
Sue Tracy è una scienziata di Sacramento, che si interessa di rifiuti pericolosi.
Surinder Kumar è professore di economia a Rohtak, Inala.

L’indirizzo originale di questo documento a:

http://www.thirdworldtraveler.com/Iraq/Iraq_dollar_vs_euro.html

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: