Come ti fabbrico i mostri

Eventi e scadenze così perfetti da apparire miracolosi!
Il caso stavolta era stato davvero provvidenziale!

Due episodi, quelli romani, che sembravano fatti apposta per offrire una chance di riscatto al giornalismo italiano, impastato da sempre di teoremi falsi, di parole vuote o, più spesso, maliziosamente deviate (per essere, a loro volta, devianti!).
L’occasione era lì, su un piatto d’argento, c’era solo da approfittarne : con intelligenza, anzi con scaltrezza.

Un fato benevolo s’era mosso a compassione, l’angelo custode dei giornalisti italiani aveva offerto loro la possibilità di esibire finalmente un sussulto di dignità, di mostrare per una volta, una soltanto, almeno una, di essere al servizio della verità.
E invece no!
Non era giunta l’ora di rialzarsi, ma di affondare ulteriormente e se in passato nemmeno gli dei potevano nulla contro il destino, anche adesso gli angeli custodi sono malinconicamente inermi difronte al libero arbitrio!
Ma non tutto è andato perso, cari angeli, perché le teste spaccate dei camerati romani(si consolino!), le calunnie subite da Forza Nuova, i ridicoli teoremi sulle spedizioni punitive borgataro-fasciste, sono servite a mostrare una volta di più lo stato di impunita indecenza in cui versa il giornalismo nostrano e a svelare al “grande pubblico” come la maggiore Università italiana abbia trasformato alcune facoltà in covi rosso arcobaleno in cui parla solo chi cromaticamente affine…tutti gli altri fuori, Papi biancovestiti e Fiori neri in primis!

I due, il capo della cristianità e professore di teologia che non può parlare all’Università La Sapienza e il segretario di FN, fascista cattivo, che non può parlare e basta, paiono uniti da un curioso destino: contro di loro carta stampata e televisione sanno di poter dire di tutto.
Nei loro confronti, infatti, il politicamente corretto semplicemente non esiste e se esiste è sospeso.
Sarà anche per questo che la cronaca della vicenda all’ateneo, così come riportata da tutti i giornali, ha assunto toni esilaranti.
I fatti, secondo buona parte dei giornalisti italiani, si sarebbero svolti secondo una logica stringente: giovanotti di Forza Nuova preparano una spedizione punitiva in quattro (4!), disarmati (anche se parecchi giornali hanno parlato delle sempre presenti mazze chiodate), in pienissimo giorno e a volto scoperto.
Con la loro macchina (per una più agevole identificazione!) vanno dritti nella tana del lupo( l’Universita La Sapienza, appunto, perennemente presidiata dai collettivi) e sempre in quattro (4!) si scagliano contro una quarantina di compagni.
Nel loro impeto masochista i camerati si sfasciano la macchina a mazzate.
Dopo aver pianificato e realizzato un simile putiferio, all’arrivo delle forze dell’ordine i quattro (4!) picchiatori neri non scappano.

Arma segreta di ogni regime, giornalista di nome, militante di fatto, il fogliettante italiano è spesso un mistificatore grossolano, ma efficace, un militante nascosto, ma attivissimo, un calunniatore camuffato e perciò micidiale.
Avendo abdicato al ruolo di specchio onesto della realtà, s’è fatto servo (interessato!) dei propri pregiudizi o di quelli di coloro dai quali è stato assoldato.
Avendo svenduto la propria dignità personale e professionale non s’avvede che un giornalista che abbia un minimo rispetto non di una parte politica (che considera nemica), non della verità (che sarebbe chiamato a servire), ma del proprio mestiere, non può proporre una ricostruzione quale quella sopra descritta; non può, pur seguendo una tradizione consolidatissima (questo è vero!) attribuire a dei “neofascisti” il raid al Pigneto , senza lo straccio di un indizio, perchè un cronista sbugiardato dai fatti è tale e quale ad un medico che sbagli diagnosi: capita, ma ne va della sua autorevolezza, del suo prestigio (qualità che hanno ancora un senso per la categoria?).
Un giornalista, poi, che veda sconfessata una ricostruzione surreale e chiaramente faziosa è un medico che aggiunga all’ignoranza, l’imperizia: da radiare!

Valga quanto detto per i giornalisti, anche e di più per i docenti.
Che si onori sempre l’avversario, professor Frati, non per “doveri tra gentiluomini dovuti”, ma per rispetto di sé, per non squalificarsi, per non incorrere, come a Lei è capitato, in figuracce più da salumaio (mi scuso con la categoria) che da professore universitario.
Invece tutti lì, professori imbonitori e pennaioli carnefici di decenza e verità, tutti lì, inamovibili con le loro facce di bronzo, in attesa di un altro pestaggio, di un altro raid da attribuire a chi non l’ha compiuto, fieri di mostrare (e in questo un merito c’è!) quel che sono: pessimi giornalisti e mediocri professori.
L’occasione del riscatto, l’ennesima, è passata; l’angelo ha sussurrato, inascoltato…
Chi avrebbe dovuto tendere l’orecchio non l’ha fatto: da cinquant’anni ha ben altri santi in paradiso…

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